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Come si manifestano i sintomi di interesse psicodontico: Manifestazioni come il digrignamento dei denti, la suzione di dita o oggetti, mangiare le unghie (onicofagia), mordersi le labbra, le guance e anomale spinte della lingua che si possono considerare atti compensativi, sono manifestazioni deformanti della bocca e dei denti, sia in età evolutiva che in età adulta. Possono compromettere definitivamente la funzionalità della bocca e sono di interesse psicologico in quanto sono manifestazioni nevrotiche che possono segnalare allo psicoterapeuta disturbi importanti in un epoca nella quale non si sono manifestati ancora disturbi gravi.
Psicodonzia e carie: E' noto che nei momenti di stress e di rabbia anche il metabolismo cambia. La senzazione di "bocca amara" segnala la presenza di sostanze acide che intaccano I denti. Il vomito nei disturbi psi co-alimentari riporta in bocca sostanze acide che alterando il ph provocano la carie.
Psicodonzia e alimentazione: Il dibattersi continuamente e freneticamente altera l'equilibrio psicoesistenziale, restringe I tempi deputati all'alimentazione e alla masticazione lunga prolungata, bilaterale alternata, vero toccasana dell'equilibrio dinamico masticatorio. Possibilmente con cibi sani e duri.
La psicodonzia studia le interconnessioni tra stile di vita psiche e alterazioni della dinamica masticatoria e merita approfondite ricerche.
Noi vediamo quello che sappiamo, nell'affrontare la psicodonzia è necessario eliminare I pregiudizi e cercare di vedere nel quotidiano I principi sin qui espressi. In particolare in quei casi che sembrano che sembrano irrisolvibili, cercando un approccio orizzontale-individuale che tenga conto dello stile di vita e degli stati emotivi.
La psicodonzia è di aiuto anche per: Motivare il paziente ad una maggiore collaborazione creando un ambiente proteso all'incoraggiamento con un coinvolgimento orizzontale su tutto l'ambiente.
La psicodonzia può togliere la paura del dentista evitando situazione estreme dove si ricorre ingiustificatamente all'ipnosi o peggio all'anestesia generale.
La psicodonzia aiuta il paziente a non avere aspettative che possono andare oltre rispetto alle reali possibilità tecniche.
La psicodonzia diminuisce lo stress operativo del dentista che conoscendo le dinamiche psicologiche può tempestivamente trovare gli strumenti per prevenire situazioni di disagio.
Psicodonzia e apparecchi ortodontici: Il corpo in resina del Bionator abraso nella parte del bordo inferiore segnala uno stato di disagio, spesso causato dal rapporto con fratelli più piccoli, stessa causa delle frequenti rotture delle anse dell'apparecchio ape.
Lo scarso consumo delle parti masticanti del bionator e la ridotta usura dei supporti elastici dell'ape indicano un soggetto con carattere timido e spesso introverso.
CHE COSA E’ LA TERAPIA FUNZIONALE (Olivi Olando)
Per comprendere pienamente la filosofia funzionale, è necessario valutare le deformazioni dell'apparato boccale non in un ottica statica ma in una visione dinamica in continuo equilibrio di componenti che coinvolgono la respirazione la postura l'apparato muscolare la dinmica di deglutizione e la sfera emotiva. Le scuole meccanicistiche nord americane hanno virato il pensiero ortodontico, facendo perdere un sentiero nato all'inizio del secolo scorso in europa con tutte le verità per l'equilibrio dell'apparato boccale.
L’apparato boccale è costituito da denti, muscoli, nervi, sangue, linfa, ossa e articolazioni.
Tutti questi elementi in continua fase dinamica e interconnessi tra loro, mettono in gioco forze, che se non bilanciate in un delicato equilibrio, producono deformazioni estetiche e di funzione, dei denti e delle ossa mascellari.
La considerazione di tutto ciò che genera forza centrifuga e centripeta sui mascellari, non è sufficiente. L'emotività individuale conscia e inconscia, come vedremo più avanti influenza in modo importante l’equilibrio dinamico dell’apparato boccale, moltissimi degli stati emotivi individuali influenzano e sono riscontrabili nella sfera orale.
Rigidità muscolare: La perdita del naturale movimento di muscoli e articolazioni provocano la rigidità muscolare, riscontrabile in tutte le situazioni di non equilibrio delle funzioni dinamiche muscolari. La perdita d’energia, la stasi linfatica e la perdita della percezione del corpo sono conseguenze della rigidità muscolare.
Quando i muscoli sono rigidi, il sangue stenta a penetrare attraverso i tessuti e cerca percorsi alternativi. La mancanza d’irrorazione rende il muscolo ancora più rigido e carico di scorie.
Il sangue porta nutrimento e ossigeno alle cellule dell’organismo che sono immerse in un liquido detto linfa.
La linfa, che è prodotta da alcune ghiandole, protegge dall’invasione di virus e batteri e con il sangue circola all’interno dell’organismo. La circolazione della linfa avviene per la contrazione dei muscoli e per la contrazione ed espansione dell’apparato respiratorio.
Una ridotta attività muscolare anche se solo di alcuni gruppi (es: elevatori nel respiratore orale) provoca una stasi circolatoria e linfatica con para-funzioni e spasmi in un circolo imperfetto con perdita della volontà e minore percezione del corpo.
In ogni azione dinamica conscia ci sono due aspetti, da una parte ci sono l’azione meccanica dei muscoli, delle ossa e delle articolazioni controllate dal sistema nervoso e dal cervello, dall’altra ci sono la decisione e il giudizio interno, la volontà.
Questa continua inter-relazione tra azione muscolare e volontà è in gran parte inconscia (es: le tre fasi della deglutizione).
Nessuno sforzo di volontà tuttavia per quanto motivato potrà essere, potrà indurre il corpo ad assumere posizioni o/e compiere movimenti, se i muscoli e le articolazioni non sono sufficientemente elastici.
La volontà dipende dalla cooperazione dei muscoli e del sistema nervoso. Piu è efficiente l’azione dei muscoli e più sarà efficace l’operare della volontà e maggiore sarà il controllo del corpo e della sua dinamica.
I muscoli tendono ad irrigidirsi per inibire e alleviare le sensazioni dolorose sia fisiche che emotive.
Forti emozioni come il pianto, la paura, la rabbia ecc. sono represse trattenendo il fiato, la gola si tende, l’addome è irrigidito insieme alle spalle con serramento delle arcate (dolore proveniente dall’interno-emozionale).
Dolori fisici esterni come ad esempio l’utilizzo di forze ortodontiche potenti o un trauma di natura accidentale provoca ugualmente una rigidità muscolare, che in questo caso può considerarsi protettiva, ad esempio in caso di slogatura i muscoli “tesi” servono a proteggere la giuntura o articolazione lesa.
Gli apparecchi funzionali di scuola europea utilizzati nelle deformazioni dell’apparato boccale stimolano l’attività muscolare e interrompono il circolo imperfetto creando nel contempo un armonico equilibrio della dinamica mandibolare e di deglutizione. Per effetto del morso di costruzione con cui è preparato l’apparecchio, avviene un immediato miglioramento statico-dinamico del corpo, della respirazione e della postura, la correzione dei denti diventa spontanea in un contesto di armonico equilibrio delle funzioni. L’attività muscolare stimolata dagli apparecchi permetterà l’eliminazione della stasi circolatoria e linfatica.
Il Bionator di Balters nella prima fase del trattamento e l’Ape di Olivi nella fase successiva si adattano perfettamente a questo tipo di approccio alle deformazioni dento-facciali in età precoce.
Il Bionator con la sua azione di stretchig nella fase iniziale prepara il campo a successive fasi della terapia dove diventano prioritari movimenti ortodontici e potenziamento muscolare. Inoltre il Bionator migliora il sigillo labiale la posizione della lingua e la respirazione.
L’Ape insostituibile nei morsi aperti per l’effetto dei supporti elastici tripli, richiede di una situazione dinamica già in parziale equilibrio, garantito dal precedente utilizzo del Bionator. Con l’ape sarà possibile, con solo tre ore di utilizzo diurno ottenere espansioni differenziali dei mascellari nelle tre direzioni dello spazio, potenziamento muscolare, riposizionamento spaziale della mandibola, chiusura e apertura del morso sempre con forze leggere autoregolate dal paziente creando la possibile premessa per una sicurezza esistenziale psicodinamica.
Con la preparazione del mo.di.co.viene determinata la posizione che le due arcate devono avere e insieme anche il loro reciproco rapporto di posizione tra esse e l’apparecchio ortodontico.
Queste relazioni , ai fini di un corretto influsso ortopedico su tutto l’organo di masticazione, sono determinanti per un risultato ottimale della terapia ortodontica.
L’apparecchio collocato in bocca con il mo.di.co. agisce soprattutto sulla trasformazione dell’articolazione, per mezzo della posizione modificata della mandibola, viene cambiata e fissata la direzione dell’influsso degli stimoli muscolari, con la conseguente trasformazione dei tessuti.
Ciò detto appare evidente l’importanza che assume la preparazione di un corretto morso di costruzione.
La presa del mo.di.co. viene eseguita solo quando è stato fissato completamente il piano di trattamento.
Qualunque trascuratezza nella rilevazione del mo.di.co. diminuirebbe l’efficacia del trattamento e renderebbe l’apparecchio privo di valore.
Per ciò che si riferisce alla rilevazione del mo.di.co. sul paziente, è da osservare che spesso si dimostrata l’utilità di prendere diversi mo.di.co., onde ottenere tra tanti, un mo.di.co adatto che possa rimanere quale base per la costruzione dell’apparecchio ( Andresen-Haupl 1936).
Il pensiero e la visione più o meno olistica dei vari autori hanno differenziato notevolmente la rilevazione del mo.di.co. sia in millimetri che nel rapporto spaziale della mandibola rispetto al cranio.
Il primo apparecchio funzionale costruito con la mandibola riposizionata in senso verticale sagittale e trasversale si deve a Robin (fine 800) il quale impiegando il suo apparecchio nella sindrome da glossoptosi garantiva in questo modo l’aumento dello spazio dinamico per la lingua.
Andresen e Haupl furono i primi a personalizzare il mo.di.co in base alla malocclusione da correggere. La rilevazione del morso in cera veniva eseguita cercando di ipercorreggere la malocclusione, mai in modo eccessivo ma come massimo spostamento in avanti una distanza limitata ai tre quarti della larghezza medio distale del premolare (Eschler).
Nel morso distale la mandibola veniva portata in avanti, nelle deviazioni laterali ricentrata la linea mediana, e nel progenismo la mandibola veniva arretrata per quanto possibile.
Balters negli anni 50 con il suo Bionator consigliava il morso cosiddetto psicodinamico cioè testa a testa incisivo.
Secondo Balters con il morso in testa, le energie della dinamica funzionale, da una fase di spasmo abituale e patologico , passano ad una fase di sviluppo di energie nuove della distensione che creano le premesse per il ristabilimento della correlazione più giusta delle forze in gioco e del riequilibro delle forze muscolari centripete con quelle centrifughe. Ristabilendo la nuova e giusta coordinazione funzionale.
Diceva testualmente Balters: “ A mio parere, l’appoggio della mandibola contro l’arcata superiore, così come esso viene attuato nel mo.di.co.del Bionator, contribuisce al successo della terapia in virtù anche del fattore detto psicodinamico e che io cercherò di spiegare brevemente.
L’uomo delega alle mani il potere prensile, mentre localizza a mio parere, una parte del suo equilibrio dinamico all’appoggio reciproco delle arcate antagoniste.
Infatti già il neonato, analogamente alle altre specie filogenitche che si servono delle mani, per il suo primo appoggio statico dinamico nei primi mesi cerca l’appoggio contro il seno della madre puntando la bocca e gli arti , nei mesi successivi le mani espletano una funzione mista parzialmente prensile e parzialmente di equilibrio statico dinamico. La cessazione della funzione di appoggio statico dinamico da parte degli arti superiori, avviene, a quanto ritengo poter rilevare, nell’uomo, gradatamente, man mano che assume consistenza anatomo funzionale la occlusione tra le arcate dentali ( Acht Bruno).”
Molti stati emotivi dell’individuo vengono convogliati verso il sistema occluso dentale, anche perché gli stessi stati emotivi trasportano l’uomo verso la sfera del dinamismo della vita inconscia, alla quale rimangono legate numerose manifestazioni, normali ed anormali, della funzione del cavo orale. Non và dimenticato che l’organo della masticazione rappresentava primordialmente anche l’organo di difesa per eccellenza, e d’altronde nella bocca e attraverso la bocca si svolgono, vita natural durante, le funzioni base della vita.
E’ chiaro che se mancasse all’individuo la funzione della deglutizione, non solo verrebbe a mancargli una delle fondamentali e indispensabili funzioni organiche, ma egli andrebbe soggetto ad uno stato di tensione emotiva e di ansia difficilmente osservabili con eventuale insufficienza funzionale di qualsiasi organo.
Anche l’appoggio anormale che la lingua cerca e trova durante l’atto della deglutizione atipica và quindi considerato come appoggio psicodinamico di sicurezza che l’individuo cerca e trova realizzato, sia pure in condizioni anatomo-funzionali irregolari.
Le numerosi fasi emotive particolari della vita si accompagnano, alle cosiddette abitudini viziate della lingua delle labbra ( Balters-Acht) della postura e della respirazione.
Se dunque per un complesso di fattori somatici e psicologici, le varie funzioni nell’ambito della bocca vengono convogliate in modo da generare situazioni atipiche che si esprimono in seguito con malposizioni occluso dentali e con malfunzioni (deglutizione atipica), e se è vero che il radicarsi di queste situazioni anormali rappresenta non solo una necessita funzionale, è altrettanto vero che inserendo in bocca un apparecchio con un corretto MORSO DI COSTRUZIONE oltre ad avere un maggior spazio dinamico per la lingua si avrà la tranquillità connessa alla sicurezza dell’individuo così come essa va a risultare dall’appoggio della mandibola contro il mascellare superiore nel nuovo rapporto spaziale, può offrire anche la sicurezza esistenziale psicodinamica .
Un corretto rapporto dato dal mo.di.co. limita le rotture dell’apparecchio e creando un particolare rapporto di equilibrio artificiale tra le arcate durante le ore di applicazione dell’apparecchio induce ad una memoria neuro muscolare che si mantiene per le ore successive.(Stockfisch- Olivi.Roma 1994).
Successivamente con Bimler e Stockfisch il mo.di.co. rilevato dal medico perse un po’ di importanza . Bimler presentò un sistema correttivo senza rialzi articolari e la nuova posizione terapeutica della mandibola veniva trovata comunicando la quantità di spostamento e la direzione al laboratorio che provvedeva a realizzare le indicazioni con un particolare articolatore. Stockfisch invece con il suo Kinetor forniva delle anse in filo di acciaio preformate che collegavano le due placche garantivano un corretto rapporto di neutro-occlusione standardizzato per tutte le malocclusioni, le anse erano sostituibili e disinseribili.
Per ciò che riguarda l’apparecchio Ape di Olivi Olando il mo.di.co deve essere rilevato in modo preciso. Le frequenti rotture delle anse di collegamento dell’Ape e l’eccessiva usura dei supporti elastici sono causate da uno scorretto rapporto tra le arcate, dettato dal mo.di co.errato che sottopone l’apparecchio a eccessive tensioni segnalando un disagio psicodinamico.
L’utilizzo di attivatori rigidi non consente questa verifica e un errato mo.di.co sottopone il paziente a stress neuro muscolare con conseguente rifiuto dell’apparecchio e scarsa collaborazione.
L’autore ha elaborato un sistema di rilevazione del mo.di.co .
Il sistema personale di rilevazione del mo.di.co si è reso necessario, in quanto i sistemi con vallo in cera non garantivano una esatta riproducibilità del rapporto tra le arcate. Inoltre se lo spessore della cera non viene calibrato prima, e risulta eccessivo nella fase di impronta dei denti nella cera crea delle deviazioni del tragitto di chiusura.
Nel moderno approccio ortodontico-olistico, prima dell’applicazione dell’apparecchio funzionale il paziente spesso viene sottoposto a test kineosiologici e osteopatici nonchè indagini cefalometriche con il mo.di.co.inserito in bocca senza l’assistenza del suo ortodontista.
Il nuovo sistema di rilevazione oltre ad avere una altissima precisione di ripetibilità dei dati è economico veloce nella preparazione e consente al paziente di inserirlo in bocca durante i test o esami radiografici senza errore nell’esatto rapporto stabilito dall’ortodontista.
Con il suo minimo ingombro non condiziona il paziente elimina completamente la “titubanza occlusale”, situazione abbastanza frequente con massoni di cera preparati al momento.
Il sistema di rilevazione del morso da me proposto è parte integrante del sistema Ape (Attivatore a placche elastiche) e non dà indicazioni sulla quantità di spostamento della mandibola rispetto al cranio in senso verticale saggitale e trasversale.
Ciò che viene presentato è una soluzione tecnica adatta a tutti i sistemi correttivi dove è necessario rilevare un mo.di.co. indipendentemente dall’altezza verticale e dalla propulsione sagittale.
Norme per la tecnica del morso Ape.
1) Rilevare due impronte delle arcate dentali con tutti dettagli anatomici in evidenza.
2) Colare le impronte con gesso ortodontico e squadrare i modelli.
3) Stampare su entrambi i modelli due docce in materiale semirigido (massimo 0,5 mm di spessore) e rifinire ai colletti.
4) Se l’Ortodontista dà delle indicazione sullo spazio verticale del mo.di.co. si provvederà ad aggiungere uno spessore di cera da entrambi i lati con il minimo ingombro possibile in senso vestibolo linguale e con uno spessore maggiore di un millimetro rispetto alle indicazioni del medico. (Indicazione di 4 mm di apertura lo spessore delle docce e della cera non deve superare i 5 mm ).
5) In Studio le docce vengono provate sul paziente rilassato con la testa in posizione eretta e possibilmente in piedi.
6) Con le docce inserite con o senza spessori in cera si eseguono esercizi preliminari del movimento della mandibola fino alla posizione del mo.di.co.
7) Si stabilisce con il paziente dei chiari segni verbali e non per bloccare, avanzare, la mandibola nella posizione stabilità. (alt-ok- verso me- ecc. ecc.)
8) Sempre con le docce in bocca si invita il paziente a parlare mantenendo la relazione del mo.di.co.
9) Una volta sicuri che il paziente abbia memorizzato la giusta relazione si procede a riscaldare leggermente la cera in acqua calda o con una spatola se abbiamo già provveduto a creare uno spessore occlusale.
10) Le arcate relazionate secondo il piano di trattamento vengono bloccate per mezzo delle docce con altra cera ammorbidita in acqua.
11) Si rimuove il tutto dalla bocca del paziente, viene provato sui modelli in gesso e controllata la relazione tra le arcate. Con le docce inserite nei modelli viene fatta una sommaria rifinitura della cera e se necessario ne viene aggiunta ancora per aumentare la precisione e prevenire le deformazioni.
12) Le docce unite e ben assemblate vengono riprovate in bocca e controllate.
13) Contenute in un box ortodontico vengono spedite al laboratorio insieme ai modelli o consegnate al paziente se saranno necessari test osteopatici, kinesiologici, radiografici ecc ecc. il quale potrà facilmente inserirlo senza errori come fosse un paradenti o posizionatore in gomma.
Non sono io che insegno, ma sono io a chiedere se ciò che sto facendo è giusto.
(Olando Olivi 2000)
Bibliografia:
1)Andresen: Die Okklusionsanomalien der Zahene. Berlin 1902
2)Escheler J. Haupl K.: Die Drucktheorir Flourens vor dem Forum tierexperimenteller
3)Untersuchungen. Z Stomat 12. 1940
4)Balters W.: Leitfaden der Bionator Technik 1950
5)Acht B.:Atti congresso Odontoiatria e Psicopatolgia Bari 1953
6)Olivi O.: Evoluzione del correttore elastico di Bimler. Riv Ortec 1992
7)Stockfisch H. Olivi O. Tecnica del Kinetor. Atti del Congresso del collegio dei docenti Roma 1994